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Si può provare nostalgia per un decennio così pulp'

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Posted on: 12/31/17
Un mese fa, ospite a X Factor, Noel Gallagher - già leader col fratello Liam degli Oasis, gruppo di punta della scena musicale mondiale, decollato da Manchester nel 1991 - alla domanda di un nostalgico Alessandro Cattelan: «Cosa sono stati gli anni Novanta?», ha risposto iconicamente: «Gli anni Novanta sono io».Icona dell'ultimo decennio del Novecento, Noel Gallagher ha le sue ragioni. E del resto i Novanta, musicalmente, hanno lasciato più di una traccia: l'esplosione del walkman, il Grunge (qualsiasi cosa voglia dire), Mtv (dal '97 in Italia), il britpop, le boyband, le Spice Girls, i rave, la nascita delle compilation prima delle playlist, il karaoke! Ma non ha tutte le ragioni. Oltre gli Oasis, c'è di più. E gli anni Novanta sono stati qualcosa di molto più complicato. Andiamo con ordine.Chiunque è convinto che il decennio che ha coinciso con la propria giovinezza sia il migliore del secolo. I sessantenni lo proclamano da sempre a proposito degli anni Settanta, quelli di piombo, della P38, l'eskimo, le Clark, i pantaloni a zampa d'elefante, l'alfettone da rapina, Genesis versus Sex Pistols, e Italo Calvino. I cinquantenni hanno iniziato a dirlo da un po', dopo un lungo silenzio, a proposito degli anni Ottanta, quelli di plastica, della P2, il piumino Moncler, le Timberland, i pantaloni col risvolto, la Golf con il Pioneer, Duran Duran versus Spandau Ballet, e Umberto Eco. Ora i quarantenni iniziano a dirlo anche degli anni Novanta, quelli sintetici, di Forza Italia, il cappotto corto, le Church's, i pantaloni senza risvolto, la Bmw Z3, Nirvana versus Guns 'N Roses, e Alessandro Baricco.Dopo una certa cupezza degli anni Settanta e gli splendori degli Ottanta, l'ondata della nostalgia investe ora la generazione di chi ai tempi della Guerra del Golfo e dei traccianti color verde-videogioco nel cielo di Baghdad era un ragazzino: felpa legata ai fianchi, jeans a vita alta, tute in acetato, zeppe sporty... Una bella età, quanto mai anti-estetica. Comunque, il revival è iniziato. E ad aprire il ballo, sulle note della Macarena (Los del Río, anno 1993, successo planetario nel '95) sono due ex giovani, figli entusiasti degli anni Novanta: Errico Buonanno (nato a Roma nel '79), scrittore e autore radio-televisivo, e Luca Mastrantonio (nato a Milano nel '79), giornalista e saggista. Insieme hanno raccolto ritagli, fotografie prima che arrivassero i selfie, cassette VHS oggi illeggibili, totem (le gigantografie delle Veline e dei calciatori, un binomio consegnato al futuro, dai poster ai posteri), slogan («Consigli per gli acquisti», Non è la Rai), parole-chiave (Moana, 883, Baggio, Twin Peaks...) e brand-iconici (Invicta, Swatch, Smemoranda...), oltre a ricordi, emozioni, mode e tormentoni e un surplus di nostalgia. E li hanno raccolti, dividendo in 90 voci gli Novanta - una decade davvero Beautiful - dentro un grosso (illustratissimo, coloratissimo) volume, o meglio un «Atlante sentimentale degli anni Novanta». Titolo: Notti magiche (Utet). Eh, già. Perché i decenni hanno sì una colonna sonora, ma anche un immaginario collettivo calcistico. E se per i Settanta fu la battaglia eroica di Città del Messico e per gli Ottanta il trionfo nel Mundial, per i Novanta è la calda estate di Italia '90, le «notti magiche», prima strabuzzanti come gli occhi di Totò Schillaci e poi sfortunate come i rigori contro l'Argentina. Quel luglio fu uguale al decennio. Iniziato con un sogno, finito con un incubo.Decennio lungo del secolo breve, iniziato con una caduta gloriosa, il Muro di Berlino, e terminato con una caduta raccapricciante, le Torri di New York, gli anni Novanta - una lunga ricreazione tra la Guerra fredda, con le sue ideologie contrapposte, e il nuovo ordine mondiale post 11 settembre - hanno visto tanto (guerre, Tangentopoli, le bombe della mafia), sentito altrettanto (Unplugged dei Nirvana, rock d'autore, elettronica, punk, il pop per tutti), visto paradisi (Matrix) e tragedie (Titanic), pre-visto molto (la pecora Dolly e la clonazione, Doom, la realtà virtuale) e viaggiato ovunque (con l'Erasmus, l'unico lato divertente dell'europeismo).Grande laboratorio di stili ed esperienze estetiche (sul piano politico sono stati un disastro: giustialismo moralista da un lato e leaderismo sfrenato dall'altro, ma sul piano creativo ci hanno lasciato il Grunge nella musica e il Pulp al cinema e in letteratura) gli anni Novanta hanno avuto una loro unicità. Sono stati l'ultima epoca analogica prima della rivoluzione digitale del XXI secolo. Al piombo e le rose degli anni Settanta, e alle bollicine e il riflusso degli Ottanta, i Novanta - di silicio e Virtuality - offrivano sballi chimici e riti globali nativi, con Mtv e una moda worldwide.Web, playstation e cellulare. Il Personal computer entra nella maggior parte delle case, e nel 1998 nasce Google. Sorge la cultura cyber space e diventano di uso comune termini come «cliccare», «navigare», «connesso» e «on-line», ossia parla come digiti. I primi telefonini in Italia invece arrivano nel marzo 1990: c'erano il Microtac Motorola e il Nokia Cityman. Da lì a poco sarebbe stata «telefonomania». Dopo status symbol. Poi feticcio. Quindi una malattia. Comunque, da quel momento potevi telefonare a chiunque da dovunque. Non si chiede più «Ciao, come stai?», ma «Ciao, dove sei?». Non cambiano solo le formule di cortesia, si ribalta la prospettiva. Ecco la vera rivoluzione. È quella che velocemente diventa normalità. Cosa che, alla fine, furono gli anni Novanta. Così straordinari allora, da sembrarci adesso abitudinari. Tanto da iniziare a sentirne la mancanza. My heart will go on.




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